"Abbiamo anche una Yorkshire come vicina," Gatto disse a Gatta, indicando la pulce di un cane che correva dentro la tana. "Per il resto, lo spazio a nostra disposizione è enorme. Lo potremmo usare per le piante, per il barbecue, per noi, per..."
"I gatti, sicuramente," aveva terminato Gatta. "Grazie alla gattaiola possono entrare e uscire a loro piacimento."
"Sempre a pensare ai gatti," aveva dovuto aggiungere lui un po' piccato.
"La concorrenza non è piacevole, vero?" gli avevo miagolato.
A malincuore intitolato Gatto, il compagno della Strega non mi coinvolgeva emotivamente allo stesso modo. Da un lato, lo rispettavo per la sua abilità manuale e la dialettica logorroica che favoriva contatti personali immediati e subito intimi. Nelle discussioni sfiniva Gatta, meno aggressiva, affogandola di parole. Di Gatto, però, ero anche piuttosto geloso: mi bastava avvertire il suo odore sulla Gatta per cercare di sostituirlo col mio, strusciandomi sul suo corpo. L'inevitabile competizione maschile ci faceva comportare tutti nello stesso modo, quando c'era una femmina da conquistare. Lui pure s'ingelosiva di me perché ero chiaramente il favorito di Gatta nonché signore del suo cuore.
"Proprio così!" rispondeva la Strega alle critiche del compagno. "Anzi, vista la nuova situazione, pensavo di allargare la famiglia."
"Cosa?"
"Cosa?"
"Sì…sai mi sento in minoranza con tutti voi maschioni e mi manca una gatta a casa. Potremmo prendere una femminuccia."
"Già, magari rossa."
"Sarebbe l'ideale, ma sai bene che sono rare. Certo…se capitasse, ne sarei felice, ma mi accontento di una gatta di qualunque colore, almeno come sostegno femminile."
"Ma ci siamo noi," cercai di convincere Gatta dell'assurdità dei suoi propositi. "Stiamo tanto bene così, perché rovinare tutto?"
"Re ha ragione," mi appoggiò May. "Inutile cercare altre gatte da pelare."
Naturalmente, nessuno ci diede ascolto…anzi l'esito fu addirittura peggiore del previsto.
Una sera, senza tanti complimenti, Gatta e Gatto, appena rientrati, sgattaiolarono di nascosto nella loro camera, chiudendosi dentro. Credevano di passarla liscia, ma avevamo chiaramente percepito la presenza di un'ospite…a quattro zampe…per giunta felino…e anche femmina.
"È solo un ospite," tranquillizzai May, mentre sentivamo, da dietro la porta chiusa, il suo odore.
"Sicuro Re che l'ospitalità durerà poco?" miagolò preoccupato il nerone.
"Ma certo," risposi deciso, più per convincere me stesso che il ciccione. "Che se ne farebbero di un altro gatto, avendo già due campioni come noi?"
"Non saprei, però Gatta sembrava volere un'altra femmina nella tana."
"Sciocchezze! Non ti preoccupare."
Il giorno dopo, il comportamento di Gatta e Gatto fu ancora più sospetto: uscirono la mattina presto e, tornati poco dopo, di nuovo si rinchiusero nella stanza. A nulla valsero i nostri tentativi di sfondare la porta.
"Remigio stai buono!" mi urlò un paio di volte Gatto, mentre mi accanivo a scartavetrare l'uscio.
"Fammi entrare!" gli soffiai. "Ho il diritto di sapere chi c'è nella tana."
Vista l'assenza di risposte, passeggiai nervosamente in attesa di sviluppi.
"Remigio, May," finalmente Gatta ci chiamò, "Dobbiamo presentarvi le nuove inquiline di casa."
"Inquiline? Vorrai dire l'ospite," la corressi, mentre mi avvicinavo curioso.
Gatta si chinò verso di me, porgendomi un batuffolo rosso da annusare.
"Remigio ti presento Darla. Darla questo è Remigio."
Annusai velocemente l'esserino agitato di fronte al mio naso, rimanendo di stucco. L'odore, infatti, era diverso da quello della sera precedente.
"Ma…non è possibile…" miagolai confuso, arretrando verso Gatto.
"Allora si mangia? Ho fame. Mettimi giù: voglio mangiare," concluse la presentazione Darla.
"Vatti a ingozzare da un'altra parte!" le soffiai sdegnato.
Ancora sotto shock, mi girai per fuggire, ma Gatto mi aspettava con un altro batuffolo in mano, questa volta crema e marrone.
"Remigio ti presento Ayla. Ayla questo è il signor Remigio."
"Prego, sono la Principessa siamese Ayla" miagolò la seconda intrusa "Dove sono i miei sudditi?"
"Vatteli a cercare fuori da questo castello! Qui comando io," soffiai anche a lei minaccioso.
"Una passi…ma addirittura due?" continuai a soffiare offeso al mondo intero "Come osate introdurre ben due cose feline nel mio territorio? Per giunta femmine?"